NOTIZIE DAL
MONDO
U.S.A.: quanto prestare attenzione alle sensibilità altrui?
Il
linguaggio dell’evangelizzazione
In una
recente intervista, il portavoce dell’evangelista americano Billy Graham
ha affermato che la prossima iniziativa evangelistica di Graham,
prevista a Cincinnati, sarà denominata “missione”.
Per
molti anni, il vocabolo usato è stato quello di “crociata”, ma la
volontà di non urtare la sensibilità degli aderenti di altre religioni
ha fatto sì che l’organizzazione decidesse di modificare la parola.
Infatti, “crociata” evoca un significato militare, di conquista, di
battaglia, che può alimentare pericolosi equivoci nell’opinione
pubblica.
Il
fatto curioso è che, all’indomani della II Guerra mondiale, quando
Graham cominciò a promuovere le sue iniziative evangelistiche, il
termine usato maggiormente era quello altrettanto militaresco di
“campagna”. Non volendo associare l’evangelizzazione a una parola usata
in guerra, l’evangelista americano decise di cambiare “campagna” per
“crociata”, forse pensando che quest’ultima apparisse meno legata
all’esperienza bellica. Sta di fatto che la parola “crociata” è entrata
nel gergo evangelicale. Ora, dal problematico termine “crociata” si
passa al più biblicamente denotato “missione”.
Mentre Graham padre d’ora in poi chiamerà “missioni” le proprie
iniziative, Graham figlio, anch’egli evangelista, ha scelto un’altra
parola ancora: il più giocoso (e politicamente corretto) “festival”. Che
cosa c’entri il “festival” con la predicazione del Vangelo non è dato a
sapere, ma è significativo che si arrivi a usarlo.
Certo, ogni termine contiene in sé il senso che si attribuisce
all’evangelizzazione. In più, ogni termine è influenzato dal contesto
storico in cui nasce ed è anche frutto di diversi modi di concepire
l’impatto che si vuole avere.
L.D.C.
Africa:
un’importante iniziativa per la formazione
Un
commentario biblico tutto africano
Gli
evangelici africani avranno presto un commentario biblico scritto da
studiosi africani.
Il
progetto, che è in uno stadio avanzato di realizzazione, mira a fornire
ai pastori, ai predicatori e alle chiese in generale, uno strumento
affidabile sul piano teologico, e contestualizzato sul piano pastorale.
Il
commento, oltre a contenere l’approfondimento dei testi, presterà
particolare attenzione ai temi delle tradizioni religiose africane,
della povertà, dell’AIDS, dell’Islam, ecc. Curatore dell’iniziativa è
Tokumbo Adeyemo, segretario dell’Alleanza evangelica africana, mentre la
responsabilità accademica del commentario è della Facoltà di teologia
evangelica di Nairobi.
Il progetto
prevede il coinvolgimento e la sponsorizzazione di numerose agenzie
missionarie e di diversi organismi di cooperazione evangelica.
Anche in
questo caso, l’Alleanza evangelica, tramite la persona del suo
segretario, è coinvolta in un’iniziativa che testimonia l’unità
evangelica nel continente africano ed è finalizzata al consolidamento
del popolo di Dio.
U.S.A.: una necessità cui pensare
Sviluppare una prospettiva evangelica
È stato il
presidente dell’Associazione americana dei teologi evangelici a
richiamare l’attenzione degli studiosi sulla necessità di sviluppare una
prospettiva evangelica sulle questioni d’attualità.
Parlando a
Danvers durante la riunione dell’Associazione, Wayne Grudem ha chiesto
se si crede veramente che solo la Bibbia nella sua interezza sia la
Parola di Dio scritta.
L’impressione è che molti
studiosi indaghino il testo biblico perdendo di vista il messaggio
complessivo della Scrittura. Ci sono, così, esegeti dell’A.T. o del N.T.
che conoscono un’enormità di dati filologici e storici, ma hanno molta
difficoltà a capire le Scritture come un insieme e come un messaggio con
una propria prospettiva.
Un
approccio così frammentario, pur avendo una sua legittimazione, non deve
far perdere di vista la necessità di una presa di posizione sulle
questioni all’ordine del giorno nella società in cui si vive alla luce
delle Scritture nella loro interezza.
I grandi
studiosi e predicatori si distinguono, invece, per la capacità di
affrontare in maniera significativa anche le questioni dell’attualità,
senza ingolfarsi in tecnicismi fine a sé stessi. Ciò presuppone un
pensiero teologico unitario e la convinzione che il Signore sia
veramente il Signore di tutta la realtà.