GLI EVANGELICI E LE "UNIONI DI FATTO" Una dichiarazione
della Commissione etica e società dell'Alleanza |
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| Il dibattito
sulle unioni di fatto si è riacceso in modo vistoso e tutto fa
pensare che il tema sarà al centro dell'attenzione nei prossimi
mesi e anni. Dentro l'espressione "unioni di fatto" ci sono
fenomeni diversi che vanno dalle relazioni di solidarietà tra In particolare,
sulla questione dell'omosessualità, l'Alleanza Riprendendo
quegli elementi e ampliandoli alla questione delle 1. Per la Bibbia, la famiglia ha come nucleo il matrimonio di un uomo e di una donna i quali si uniscono volontariamente e pubblicamente in vista di un progetto condiviso all'insegna della solidarietà e della fedeltà. Altre unioni che comportano rapporti sessuali sono considerate fornicazioni e adulteri e viste come effetti del peccato. Chi vuole seguire Gesù Cristo in una vita di discepolato deve aprirsi ad un cammino di santificazione che, tra l'altro, comporta l'abbandono di relazioni sessuali al di fuori dal matrimonio. Nella chiesa deve vigere questo quadro normativo di libertà e di verità. 2. La Bibbia
riconosce la distinzione tra chiesa e stato e non impone la morale cristiana
all'insieme della società. Lo stato laico non deve ingerire nella
vita dei cittadini per quanto attiene le libere scelte di vita e deve
regolare le relazioni per quanto riguarda gli effetti civili, sociali
ed economici. In più, le persone non devono essere costrette ad
abbracciare la visione
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3. Siccome
nella società contemporanea si registrano forme diverse di convivenza
e di unione, lo stato ha la responsabilità di fissare alcuni paletti
per impedire distorsioni e discriminazioni. In ogni 4. Il riconoscimento delle unioni di fatto non deve confondere questo tipo di unione col matrimonio. Sono cose diverse da un punto di vista sociale, relazionale e progettuale. La via spagnola che parifica tutte le unioni appiattisce pericolosamente la diversità tra fenomeni. Occorre rispettare la specificità del matrimonio e non appiattirla a una generica sottospecie di forma organizzata di convivenza. 5. L'unione
di fatto non deve essere considerata un patto (come nel caso francese
dei PACS), bensì un contratto di convivenza. Il patto evoca un
impegno "forte" in vista della continuità nel tempo.
L'unione di fatto è una relazione più "leggera",
con condizioni 6. Il riconoscimento
delle unioni di fatto deve regolare il trasferimento di diritti tra le
persone coinvolte in caso di |
7. Il riconoscimento delle unioni di fatto non deve prevedere la possibilità di adozione di minori da parte delle coppie di fatto, siano essere eterosessuali o omosessuali. Essendo la procreazione un progetto di genitorialità che implica un impegno relazionale "forte" tra i coniugi, l'unione di fatto non è di per sé uno spazio relazionale che può essere investito di funzioni genitoriali. 8. Il valore
culturale e sociale della famiglia, le cui prerogative sono riconosciute
anche dalla Costituzione italiana (artt. 29,30,31), deve essere salvaguardato
e promosso. Il riconoscimento delle unioni di fatto non deve distrarre
risorse dalla già esangue Roma, 18 settembre 2005 |