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Il pensiero evangelico si è distinto nella storia per la sua profondità ed efficacia nella ristrutturazione delle fondamenta...


Alcuni anni fa, su queste stesse colonne ci siamo interrogati sul ruolo della stampa evangelica e sulle sue caratteristiche e prospettive. In quell'occasione si auspicava, tra l'altro, la possibilità di ridurre la frammentazione delle testate evangeliche attraverso una pubblicazione comune. Se le difficoltà di realizzazione del progetto potevano essere facilmente prevedibili, resta invece sorprendente il silenzio con cui la proposta (non) è stata accolta.

Si tratta di una colpevole indifferenza, a conferma della già preoccupante analisi di quell'editoriale. Nel frattempo, la situazione si è evoluta, grazie soprattutto all'irruzione di Internet a fianco, o addirittura al posto, dei tradizionali canali d'informazione. Anche gli evangelici stanno opportunamente percorrendo la via informatica, dedicando cospicue energie per essere presenti nella "rete".

Fin qui tutto bene, visti gli enormi vantaggi offerti da tale strumento. Ciò che, invece, è lecito chiedersi è se qualcuno abbia fatto tesoro di certe indicazioni, per evitare di ripetere in rete gli stessi errori commessi sulla carta stampata e in TV. La scelta fatta ha favorito la visibilità degli evangelici e la comunicazione di una struttura di pensiero veramente alternativa?
Da una veloce ricerca attraverso chiavi di accesso come "'evangelicale" e "chiesa evangelica ", si può facilmente capire che la trasformazione è stata soltanto esteriore. Le difficoltà e i difetti di sette anni fa sembrano perfino amplificati. È come aver imboccato l'autostrada in bicicletta, sperando in un automatico incremento della velocità, ottenendo, al contrario, un'ovvia accentuazione dei propri limiti.

Salta all'occhio un'ulteriore ed eccessiva frammentazione. Incoraggiati certamente da ottime intenzioni e dall'assenza di particolari costi, singoli credenti, chiese e agenzie pa raecclesiali hanno moltiplicato siti e testate. Si tratta però di decine di doppioni, che pubblicano situazioni particolari o addirittura personali, e non aiutano l'ignaro navigatore a individuare una prospettiva più ampia del mondo evangelico.

Per rimanere nella metafora ciclistica, sono in tanti a pedalare in autostrada, affannosamente, individualmente preoccupati di migliorare la propria prestazione e incuranti del contesto più generale. Appaiono come la somma di mille progetti diversi, alimentati da motivazioni indi-vidualistiche.

Un altro limite può essere individuato nell'appiattimento. La diversità è senza dubbio uno degli elementi distintivi dell'identità cristiana, una risorsa per lastessa unità del popolo evangelico. Ciò non risalta però su Internet, dove imperversano forme di comunicazione che autorizzano chiunque a dare la propria opinione su qualsiasi situazione o argomento. In questo ammasso di relazioni virtuali, nessuna voce e-merge per spessore, qualità, profondità, forza alternativa. Non si riesce a notare la differenza tra chi ha l'autorità spirituale e la sapienza per un contributo veramente qualificato, e chi _ invece interviene per esprimere pareri esclusivamente personali, senza poi assumersi la responsabilità delle proprie affermazioni.

È un livellamento fasullo, un intasamento autostradale che impedisce a chi ha i mezzi giusti di muoversi agevolmente per raggiungere la destinazione.



Forse i problemi sono molti di più, ma ci limitiamo a sottolinearne un terzo: la superficialità. Il pensiero evangelico si è distinto nella storia per la sua profondità ed efficacia nella ristrutturazione delle fondamenta. In rete non c 'è tempo per gli approfondimenti. I discorsi lunghi e articolati non sono ammessi, ma piuttosto brevi flash, che spesso non considerano la complessità o la profondità di certe questioni.

Paradossalmente, il rischio della globalizzazione telematica è l'isolamento.
La sfida è certamente molto grande e si spera che gli evangelici riescano a coglierne l'importanza. Anche l'AEI deve ancora crescere in questo senso, ma nella sua missione ci sono gli elementi giusti per proporsi come un organismo capace di abbandonare la "bicicletta " per un più adeguato "pullman", in grado di aggregare tra di loro le varie espressioni dell'evangeli-calismo italiano. Il principio dell'unità nella diversità, la responsabilità personale inserita nella vocazione del popolo, l'appartenenza a un disegno che Dio stesso ha tracciato e sta realizzando, rappresentano vere garanzie per una presenza in rete realmente rappresentativa della specificità cristiana.
Per prendere coscienza di questo patrimonio, non bisogna cercare lontano.
L'AEI offre, ormai da anni, possibilità molto semplici ma efficaci, come gli appuntamenti autunnali della Domenica della memoria e della Giornata internazionale di preghiera per la chiesa perseguitata, e quello invernale della Settimana mondiale di preghiera. Sono occasioni favorevoli per coltivare, consolidare e promuovere i valori appena dichiarati.

S.D.B.



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