Apparentemente è una bella famiglia. Da un punto di vista sociologico si potrebbe parlare di una famiglia "borghese". Hanno due figli, una buona cultura, una posizione sociale ed economica assai soddisfacente. Sono stati impegnati in attività di chiesa, e in certi ambienti hanno rappresentato una vera speranza. Erano in diversi a guardare a loro come a possibili responsabili.
Ora non frequentano più una chiesa. Quell'esperienza sembra essersi
chiusa. Intrattengono relazioni amichevoli con persone conosciute in quell'ambiente,
ma le loro scelte di fondo vanno in un'altra direzione.
Dopo diversi anni, si sono fatti vivi, perché vorrebbero che i
loro figli adolescenti avessero una formazione biblica. Desidererebbero,
infatti, una chiesa con un programma per adolescenti e sarebbero contenti
che i loro figli vi partecipassero.
Non è un caso isolato. Quest'incontro mi ha fatto pensare a tante altre persone che sono ancora nelle chiese. Sono presenti, ma si potrebbe parlare di loro come di "mistici". Chi sono i mistici? Per capirlo, non è il caso di ricorrere alla signora Guyon, una devota cattolica dalla salute precaria, che influenzò alcuni esponenti dell'evangelismo dell'800.
Basta qualcosa di più semplice. I mistici tendono a concentrarsi sulle proprie esperienze interiori, piuttosto che sulle realtà oggettive della fede. Sono nella chiesa, ma perseguono obiettivi propri. Possono aderire a certe iniziative, ma cercano una gratificazione personale. Si cullano in un "Cristianesimo" ripetitivo ed esperienziale, e guardano con diffidenza alla possibilità di un impegno globale. A loro basta un po' di "spiritualità" e di "edificazione" personale. Sono molto sensibili ai modi, meno ai contenuti. Fremono, se qualcuno parla con passione, ma sono piuttosto indifferenti sui valori espressi. Si dilettano nel sentire la Parola, non nel conoscerla. Possono anche sottolineare il valore della predicazione, ma essa rimane culturalmente evanescente. Mostrano solidarietà, non liberalità. Comprano libri di autori stranieri piuttosto che italiani. Ciò consente loro di coltivare una certa religiosità, che però non li comprometta in modo troppo diretto.
Una sorella, che ha passato molte traversie, mi diceva il suo sentimento su certe persone presenti nelle chiese: "Forse sono solo dei religiosi!". Con "religiosi" intendeva persone con un interesse formale e intimistico. Persone su cui non si può veramente contare nel tempo, perché non sono abbastanza fondate su qualcosa di sano.
In quest'ottica si potrebbero capire la mancanza di efficacia, come pure le defezioni di certi ambienti. La spiritualità mistica costituisce un fattore di potentissima flessibilità, ma anche di drammatica debolezza. Porta a una profonda insignificanza culturale e vanifica il senso dell'Evangelo. Le ragioni di ciò sono molteplici.
Il Cattolicesimo ha sicuramente delle responsabilità, e non basta non farne parte per esserne indenni. Forse, però, ci sono anche altri fattori che andrebbero approfonditi.
Il Dio biblico non è mistico. Non fa alleanza con l'uomo sul vuoto. La Sua decisione si fonda sulla Sua volontà e risponde a un preciso progetto.
Ecco perché nemmeno l'AEI può promuovere una spiritualità mistica. Essa sottolinea piuttosto l'importanza della comunione del popolo di Dio, innestandola sulla fede biblica "una volta per sempre tramandata ai santi". Se in questo Paese essa stenta a decollare, è possibile che la causa sia la deriva mistica di buona parte della popolazione.
Che continui allora l'attività dell'AEI, affinché la fede evangelica non si accontenti di pura idealità, ma sia veramente concreta.
P.B.
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