Vigilanti

 Con il termine “vigilanti” intendo, non il participio presente del verbo “vigilare”, ma le persone addette alla vigilanza. In genere, si usa la forma spagnola, vigilantes, per indicare le guardie giurate addette alla sorveglianza di banche, uffici, oppure impiegate nella scorta di furgoni blindati. Lo stesso termine vale anche per quelle guardie del corpo assunte da chi teme per la propria incolumità. Si tratta di persone coraggiose e determinate, che fanno sacrifici non indifferenti nell’esercizio del proprio lavoro.

In certe nazioni, i vigilantes sono volontari che si organizzano per sopperire alle lacune delle forze di polizia. Pur non percependo alcuno stipendio, sono così attivi da scavalcare le forze regolari. Non hanno ricevuto alcun incarico formale, ma, a sentir loro, non ne hanno neppure bisogno.

Anche in certi ambienti evangelici sembra che circolino vigilantes. Non hanno ricevuto alcun incarico, non percepiscono alcuno stipendio, ma guai a capitare nel loro mirino! Sotto la “tuta mimetica” della vigilanza spirituale e della modestia, portano avanti una vera e propria aggressione a tutto ciò che, a loro parere, non va. Sono estremamente attivi ed efficaci nell’individuare i problemi, ma non a risolverli. Criticano e distruggono. Appaiono schivi e disinteressati, ma sono aggressivi e interessati. Azzannano senza pietà i malcapitati. Ostentano vigilanza, ma si nutrono soltanto di nostalgia. Sono pronti a criticare ciò che non va, e sfuggenti quando si tratta di offrire proposte per farlo funzionare. Sanno contro chi andare, ma non per chi lottare. La loro è una vera e propria “teologia” della negatività.

Il rischio consiste nel contrapporre a questa negatività una semplice positività: vedere, cioè, tutto in termini ottimistici. Certi evangelici sembrano aprirsi senza grandi interrogativi a tutte le sollecitazioni possibili. L’importante è la visibilità. La gloria della risurrezione è contrapposta alla modestia della croce.

Gli evangelici non hanno bisogno d’ingolfarsi in queste strettoie. La croce non è separabile dalla risurrezione. Il Signore della storia è anche il Signore della gloria. Ciò rende la vita meno semplice, perché impedisce le semplificazioni, ma il Signore non ha bisogno di banalità. Egli invita alla confessione fedele della fede “trasmessa ai santi una volta per sempre”.

Gli evangelici biblici possono evitare le alternative comode: terrorismo o attivismo, provincialismo o irenismo, chiusura o apertura. Essi non esistono per negazione e nemmeno a causa dell’azione: la loro base sta nella confessione. Ecco perché l’Alleanza può distinguere le chiusure ingiustificate e le aperture qualunquistiche: nella Parola ha il suo fondamento e orientamento. Attraverso di essa può evitare tanto lo scoglio della negazione quanto quello dell’astensione, e, al seguito dell’unico Signore, praticare la consacrazione. 

P.B.

L'Alleanza Evangelica Italiana

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